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Varianza in Excel, quale funzione usare?

Emilio Santoro 11 maggio 2026
Formula per come calcolare la varianza su Excel: somma delle differenze al quadrato tra ogni valore e la media, divisa per il numero di valori.

Indice

Hai una colonna di dati e vuoi capire quanto i valori si discostano dalla loro media? In Excel la varianza si calcola in pochi secondi, ma il risultato corretto dipende da una scelta importante: stabilire se stai analizzando un campione oppure l’intera popolazione. Qui mostro le formule da usare, un esempio numerico, le differenze tra le funzioni e gli errori che possono alterare l’interpretazione.

La scelta della funzione determina il risultato

  • VAR.C calcola la varianza di un campione.
  • VAR.P calcola la varianza dell’intera popolazione.
  • La formula più comune è =VAR.C(B2:B7).
  • Con gli stessi dati, la varianza campionaria è 6,67, mentre quella della popolazione è 5,56.
  • Una varianza più alta indica una maggiore dispersione dei valori rispetto alla media.

Come scegliere tra VAR.C e VAR.P in Excel

Quando devo calcolare la varianza in Excel, parto sempre dalla domanda più importante: i dati rappresentano tutto ciò che voglio analizzare oppure solo una parte? La risposta decide quale funzione utilizzare e impedisce di confondere due risultati matematicamente diversi.

Funzione Quando usarla Denominatore
VAR.C Quando i dati sono un campione estratto da un insieme più ampio n - 1
VAR.P Quando i dati comprendono l’intera popolazione n
VAR e VARP Funzioni precedenti, mantenute per compatibilità con vecchi file Dipende dalla funzione

Per esempio, se analizzo i tempi di consegna di tutti gli ordini evasi da un’azienda in una settimana, posso usare VAR.P. Se invece scelgo 100 ordini per stimare il comportamento di tutti gli ordini dell’anno, il riferimento corretto è VAR.C.

La differenza nasce dalla correzione campionaria. VAR.C divide la somma degli scarti quadratici per n - 1, non per n, perché un campione tende a sottostimare la variabilità dell’intera popolazione. Nelle versioni moderne di Excel preferisco usare VAR.C e VAR.P, perché il nome rende immediata la distinzione.

Calcolare la varianza con una formula pronta

Supponiamo di avere in B2:B7 questi valori relativi a sei tempi di consegna, espressi in giorni.

Cella Valore
B2 12
B3 15
B4 14
B5 18
B6 11
B7 16

Per ottenere la varianza campionaria, seleziono una cella vuota e inserisco:

=VAR.C(B2:B7)

Excel restituisce circa 6,67. Se invece i sei tempi rappresentano tutti i casi che mi interessano, uso:

=VAR.P(B2:B7)

Il risultato è circa 5,56. La differenza non indica un errore di Excel: dipende dal modo in cui sto interpretando il gruppo di dati.

  1. Inserisci i valori in una colonna o in una riga.
  2. Seleziona una cella vuota per il risultato.
  3. Digita =VAR.C(intervallo) per un campione oppure =VAR.P(intervallo) per la popolazione.
  4. Premi Invio e controlla che l’intervallo includa tutte le celle necessarie.

Nella versione italiana di Excel gli argomenti sono normalmente separati dal punto e virgola. Se inserisci più intervalli o valori singoli, la sintassi può essere, per esempio, =VAR.C(B2:B7;D2:D7).

Cosa misura davvero la varianza

La varianza misura quanto i valori si allontanano dalla media, considerando gli scarti al quadrato. Nel nostro esempio la media è circa 14,33 giorni: i tempi 11 e 18 incidono molto perché sono più lontani dal valore medio rispetto a 14 o 15.

Il quadrato degli scarti elimina i segni negativi e attribuisce più peso ai valori estremi. Per questo una sola osservazione molto distante dalla media può far aumentare sensibilmente la varianza.

La lettura del numero richiede un minimo di attenzione. Se i tempi sono misurati in giorni, la varianza è espressa in giorni quadrati, quindi spesso non è intuitiva da comunicare a chi non lavora con la statistica. In questi casi affianco alla varianza la deviazione standard, calcolata con =DEV.ST.C(B2:B7) oppure =DEV.ST.P(B2:B7), perché torna all’unità di misura originale.

Nel controllo qualità, per esempio, una varianza ridotta suggerisce che il processo è stabile, mentre una varianza elevata segnala tempi, misure o risultati più irregolari. Non significa automaticamente che il processo sia inefficiente: bisogna confrontare il valore con un obiettivo, con un periodo precedente o con un altro gruppo omogeneo.

Gli errori che falsano il calcolo

Usare VAR.P per qualsiasi elenco

È l’errore più comune. Un elenco di 50 clienti scelti da un database di 20.000 clienti è un campione, anche se il file contiene tutti i 50 nominativi selezionati. In questo caso VAR.C è più adatta.

Mescolare dati non confrontabili

Calcolare una sola varianza su vendite di prodotti diversi, periodi con durate diverse o filiali con dimensioni molto differenti può produrre un numero poco utile. Io controllo prima che i valori abbiano la stessa unità di misura e rappresentino lo stesso fenomeno.

Ignorare celle vuote e testi

Le celle vuote all’interno di un riferimento vengono ignorate, così come il testo contenuto in un intervallo. Questo può essere corretto, ma può anche nascondere dati mancanti. Una cella con la voce “n.d.” non equivale a zero e non dovrebbe essere sostituita automaticamente con 0.

Includere intestazioni o formule sbagliate

Un’intestazione testuale come “Vendite” viene normalmente esclusa dalla funzione, ma è comunque buona pratica selezionare solo l’intervallo numerico. Controllo anche le formule che generano i dati, perché un errore a monte si riflette direttamente nella varianza.

Leggi anche: Collegamenti ipertestuali in Excel - guida pratica e formule

Confondere varianza e deviazione standard

La varianza è utile nei modelli statistici e nei confronti tecnici, ma la deviazione standard è spesso più leggibile nei report. Se il pubblico deve interpretare il dato rapidamente, presentare soltanto la varianza può creare confusione a causa dell’unità di misura elevata al quadrato.

Verificare il risultato anche senza la funzione automatica

Per controllare che il calcolo sia coerente, posso ricostruirlo in più colonne. Prima calcolo la media con =MEDIA(B2:B7), poi sottraggo la media a ogni valore e infine elevo al quadrato lo scarto.

In C2, per esempio, inserisco =B2-MEDIA($B$2:$B$7). In D2 uso =C2^2 e copio entrambe le formule fino alla riga 7.

A questo punto sommo gli scarti quadratici con =SOMMA(D2:D7). Per ottenere la varianza della popolazione divido per il numero di osservazioni, mentre per quella campionaria divido per il numero di osservazioni meno uno.

  • Varianza della popolazione = somma degli scarti quadratici / 6
  • Varianza campionaria = somma degli scarti quadratici / 5

Questo metodo manuale è più lungo e non lo userei per un report ricorrente, ma è ottimo per capire cosa sta facendo Excel e per individuare intervalli incompleti o valori anomali. Con i dati dell’esempio, la somma degli scarti quadratici è circa 33,33, da cui derivano i risultati 5,56 e 6,67.

Un controllo finale per usare la varianza nei report

Prima di pubblicare il risultato, verifico tre aspetti. Qual è la popolazione? I dati sono completi o sono stati selezionati? Qual è l’unità di misura? La varianza sarà espressa al quadrato. Infine, esistono valori anomali che stanno dominando il risultato?

Per rendere l’analisi più solida, affianco alla varianza la media, la deviazione standard e il numero di osservazioni. In un report aziendale aggiungo anche un confronto temporale o tra gruppi omogenei, perché un valore isolato dice poco senza un riferimento.

La regola pratica che seguo è semplice: VAR.C per stimare un insieme più ampio, VAR.P per descrivere tutti i dati disponibili. Dopo questa scelta, la formula in Excel è immediata; la parte davvero importante resta interpretare il risultato nel contesto giusto.

Domande frequenti

Usa VAR.C quando i dati sono un campione estratto da un insieme più ampio: la formula divide per n - 1. Usa VAR.P quando l’intervallo contiene l’intera popolazione, dividendo per n.

Per i valori 12, 15, 14, 18, 11 e 16, la formula =VAR.C(B2:B7) restituisce circa 6,67. Se gli stessi sei valori rappresentano l’intera popolazione, =VAR.P(B2:B7) restituisce circa 5,56.

La varianza è espressa nell’unità di misura elevata al quadrato, quindi può essere difficile da interpretare. La deviazione standard, calcolata con =DEV.ST.C(B2:B7) o =DEV.ST.P(B2:B7), torna invece all’unità originale dei dati.

Gli errori più comuni sono usare VAR.P per un campione, mescolare dati non confrontabili, ignorare valori mancanti o includere intervalli errati. È utile verificare anche eventuali valori anomali, perché gli scarti al quadrato danno loro un peso maggiore.

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Autor Emilio Santoro
Emilio Santoro
Mi chiamo Emilio Santoro e mi occupo di analisi dati, business intelligence e data science da 4 anni. Ho iniziato a esplorare questo mondo perché sono affascinato dal potenziale dei dati nel trasformare le decisioni aziendali e nel fornire una comprensione più profonda dei fenomeni. Sul sito mondobi.it, cerco di rendere accessibili concetti complessi, condividendo la mia esperienza nel collegare la teoria alla pratica e nel presentare informazioni in modo chiaro e organizzato. La mia priorità è offrire contenuti accurati, utili e sempre aggiornati, basati su un'attenta verifica delle fonti e un confronto costante con le tendenze del settore.

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