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Quanti mesi sono passati? Calcolo tra due date

Emilio Santoro 7 giugno 2026
Pancia di donna incinta con orsacchiotto. Il conteggio dei mesi tra due date è un'attesa dolce.

Indice

Quando si confrontano una data di assunzione, una scadenza o l’inizio di un progetto, la domanda sembra semplice: quanti mesi sono passati davvero? La risposta cambia però a seconda che si vogliano contare i mesi di calendario, i mesi completi oppure una durata approssimata in giorni. Qui mostro i metodi più affidabili, le formule per Excel e Google Sheets e le regole utili per costruire KPI coerenti.

La scelta del criterio determina il risultato

  • Mesi di calendario significa contare i cambi di mese, indipendentemente dal numero di giorni trascorsi.
  • Per i mesi completi si considera se il giorno finale ha raggiunto quello iniziale.
  • In Excel e Google Sheets si può usare DATA.DIFF o DATEDIF con l’unità dei mesi.
  • Nei KPI bisogna fissare una regola unica, soprattutto per fine mese e date mancanti.
  • La conversione giorni ÷ 30 non misura sempre una durata reale, perché i mesi hanno 28, 29, 30 o 31 giorni.

Foglio di calcolo con giorni della settimana evidenziati, utile per il conteggio mesi tra due date.

Prima bisogna decidere che cosa significa “mesi”

Il primo errore nasce dal dare per scontato che esista un solo modo corretto di calcolare l’intervallo. Tra il 15 gennaio e il 14 aprile trascorrono quasi tre mesi, ma i mesi completi sono soltanto due, perché il giorno 15 di aprile non è ancora arrivato.

In pratica, conviene distinguere tre criteri:

Criterio Come funziona Quando usarlo
Mesi di calendario Conta la distanza tra anno e mese delle due date Report mensili e analisi dei periodi
Mesi completi Conta solo i periodi interamente trascorsi Anzianità, abbonamenti e durate operative
Mesi frazionari Trasforma anche i giorni residui in una quota di mese Stime, previsioni e KPI quantitativi

La mia regola è semplice: per una dashboard gestionale preferisco i mesi completi, mentre per un’analisi mensile uso i mesi di calendario. Mischiare i due criteri nello stesso report produce numeri apparentemente contraddittori e rende difficile confrontare clienti, progetti o periodi.

Come calcolare manualmente i mesi completi

Per ottenere i mesi di calendario si può usare questa formula:

(anno finale - anno iniziale) × 12 + mese finale - mese iniziale

Tra il 10 febbraio 2025 e il 10 maggio 2025 il calcolo è 3 mesi. Tra il 10 febbraio e il 9 maggio, invece, il risultato dei mesi completi è 2, perché la data finale arriva un giorno prima dell’anniversario mensile.

Il procedimento pratico è questo:

  1. Calcola la differenza tra gli anni e moltiplicala per 12.
  2. Aggiungi la differenza tra i numeri dei mesi.
  3. Se il giorno finale è più piccolo di quello iniziale, sottrai 1 mese.

Il caso più delicato riguarda il fine mese. Dal 31 gennaio al 28 febbraio alcune aziende considerano trascorso un mese, perché entrambe le date rappresentano l’ultimo giorno del mese; con una regola strettamente basata sul numero del giorno, il risultato sarebbe invece zero mesi completi. La soluzione migliore è documentare la convenzione prima di costruire il calcolo.

Le formule per Excel e Google Sheets

Se la data iniziale è nella cella A2 e quella finale nella cella B2, la funzione più diretta per i mesi completi è:

=DATA.DIFF(A2;B2;"M")

In alcune configurazioni la stessa funzione mantiene il nome inglese:

=DATEDIF(A2,B2,"M")

Il parametro "M" restituisce il numero di mesi interi compresi tra le due date. Se servono anche anni e giorni residui, si possono usare rispettivamente "Y" e "MD", ma è meglio controllare il comportamento sulle date di fine mese prima di applicare la formula a migliaia di righe.

Quando si vuole evitare una funzione non disponibile nella propria versione del foglio elettronico, si può ricorrere a una formula basata sui componenti della data:

=12*(ANNO(B2)-ANNO(A2))+MESE(B2)-MESE(A2)-SE(GIORNO(B2)

Questa soluzione è trasparente e facile da verificare, ma non risolve da sola la convenzione del 31 gennaio e 28 febbraio. Per questo inserisco spesso una colonna separata chiamata Tipo di conteggio, con valori come “mesi calendario” o “mesi completi”.

Come trasformare il calcolo in un KPI utile

Nei progetti di business intelligence la differenza tra due date raramente è un dato fine a sé stesso. Può servire per misurare il tempo medio di permanenza di un cliente, la durata del ciclo di vendita, l’anzianità dei dipendenti o i mesi trascorsi dall’ultimo acquisto.

Per un KPI affidabile definirei almeno queste regole:

  • Data iniziale e finale devono avere lo stesso fuso orario e lo stesso formato logico.
  • Le date future o invertite devono essere segnalate, non corrette automaticamente senza traccia.
  • Le date mancanti devono restituire un valore nullo o uno stato “da verificare”, non zero.
  • La metrica deve specificare se misura mesi completi, mesi di calendario o mesi frazionari.
  • La regola di fine mese va applicata nello stesso modo a tutti i record.

In Power BI, per esempio, DATEDIFF(DataInizio, DataFine, MONTH) conta i confini di mese attraversati, non necessariamente i mesi completi. Una data dal 31 gennaio al 1° febbraio può quindi produrre un mese, anche se è trascorso un solo giorno. È una distinzione piccola nella formula, ma enorme nell’interpretazione del KPI.

Per durate medie espresse in mesi uso spesso due indicatori affiancati: i giorni effettivi per la precisione e i mesi completi per la lettura gestionale. In questo modo il responsabile vede un numero semplice senza perdere il dato originale.

Quando usare i mesi frazionari e quando evitarli

Dividere i giorni per 30 produce una stima rapida, ma non un mese di calendario. Un intervallo di 90 giorni vale 3 mesi con questa approssimazione, mentre un intervallo tra date reali può contenere mesi più brevi o più lunghi.

Per una stima standard si può usare la durata media di un mese, circa 30,44 giorni, calcolando:

mesi stimati = giorni trascorsi / 30,44

Questo metodo è adatto a previsioni, modelli di costo e analisi aggregate. Non lo userei invece per fatturazione, scadenze contrattuali o anzianità, dove la durata deve rispettare le date del calendario e le regole stabilite dall’organizzazione.

Se il risultato serve a distribuire un costo mensile, la scelta più coerente può essere ancora diversa. In quel caso conviene ripartire l’importo sui giorni effettivi di ciascun mese, così febbraio non viene trattato come se avesse la stessa durata di marzo.

Gli errori che falsano il risultato

Il problema più comune è sottrarre semplicemente i numeri dei mesi. La formula “maggio meno febbraio” restituisce 3, ma fallisce quando le date appartengono ad anni diversi. Da gennaio 2025 a gennaio 2026 devono risultare 12 mesi, non zero.

Un altro errore frequente consiste nel contare i mesi visualizzati in un calendario come se fossero mesi interamente trascorsi. Se un progetto va dal 28 marzo al 2 aprile, sono coinvolti due mesi di calendario, ma la durata reale è di pochi giorni.

Controllerei infine questi casi prima di pubblicare un report:

  • date con formato ambiguo, come 03/04/2026, che può indicare il 3 aprile o il 4 marzo;
  • anni bisestili e data del 29 febbraio;
  • intervalli con data finale precedente a quella iniziale;
  • record ancora aperti, nei quali la data finale deve essere sostituita da OGGI() solo se la scelta è dichiarata;
  • periodi che iniziano o terminano l’ultimo giorno del mese.

Un controllo manuale su 5-10 casi limite spesso scopre più problemi di una formula molto sofisticata. Prima di automatizzare, confronto sempre il risultato con un calendario e con alcuni esempi calcolati a mano.

Una regola semplice per scegliere il metodo giusto

Se devi rispondere a “quanti mesi sono passati?”, usa i mesi completi quando conta la durata effettiva e i mesi di calendario quando conta l’appartenenza a un periodo di report. Per KPI, aggiungi sempre nella documentazione la definizione della metrica, la gestione delle date mancanti e la regola applicata alla fine del mese.

Il calcolo più utile non è quello che restituisce il numero più preciso in assoluto, ma quello che resta coerente, verificabile e comprensibile ogni volta che nuovi dati entrano nel sistema.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

I mesi di calendario contano i cambi di mese tra due date, mentre i mesi completi considerano solo i periodi interamente trascorsi. Dal 15 gennaio al 14 aprile, ad esempio, passano tre mesi di calendario ma solo due mesi completi.

Con la data iniziale in A2 e quella finale in B2 puoi usare =DATA.DIFF(A2;B2;"M") oppure =DATEDIF(A2,B2,"M"), a seconda della configurazione. Il parametro "M" restituisce i mesi interi compresi tra le due date.

La funzione DATEDIFF(DataInizio, DataFine, MONTH) conta i confini di mese attraversati, non necessariamente i mesi completi. Per questo un intervallo dal 31 gennaio al 1° febbraio può risultare pari a un mese.

La formula giorni trascorsi diviso 30,44 produce una stima in mesi ed è adatta a previsioni, modelli di costo e analisi aggregate. Non è invece indicata per fatturazione, scadenze contrattuali o anzianità, dove occorre rispettare il calendario e le regole aziendali.

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Autor Emilio Santoro
Emilio Santoro
Mi chiamo Emilio Santoro e mi occupo di analisi dati, business intelligence e data science da 4 anni. Ho iniziato a esplorare questo mondo perché sono affascinato dal potenziale dei dati nel trasformare le decisioni aziendali e nel fornire una comprensione più profonda dei fenomeni. Sul sito mondobi.it, cerco di rendere accessibili concetti complessi, condividendo la mia esperienza nel collegare la teoria alla pratica e nel presentare informazioni in modo chiaro e organizzato. La mia priorità è offrire contenuti accurati, utili e sempre aggiornati, basati su un'attenta verifica delle fonti e un confronto costante con le tendenze del settore.

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