Un prezzo di vendita può sembrare corretto e lasciare comunque un guadagno troppo basso. Per evitarlo, bisogna distinguere tra costo, ricarico, margine e IVA, applicando la formula giusta in ogni passaggio. Qui trovi il metodo pratico per calcolare la maggiorazione percentuale, ricavare il prezzo finale e controllare il risultato anche con Excel.
Le regole essenziali per fissare un prezzo sostenibile
- Ricarico percentuale = differenza tra prezzo e costo divisa per il costo.
- Margine percentuale = differenza tra prezzo e costo divisa per il prezzo di vendita.
- Con un costo di 80 € e una vendita a 100 €, il ricarico è 25%, mentre il margine è 20%.
- Per applicare un ricarico del 30% a un costo di 50 €, il prezzo netto diventa 65 €.
- L’IVA va aggiunta dopo il calcolo economico, salvo casi fiscali particolari.

Come si calcola il ricarico percentuale
Il ricarico misura quanto aumenti il costo di acquisto o di produzione per ottenere il prezzo di vendita. La base del calcolo è quindi il costo, non il prezzo finale.
La formula è:
Ricarico percentuale = [(Prezzo di vendita - Costo) / Costo] × 100
Immaginiamo un prodotto acquistato a 80 € e venduto a 100 €. La differenza è di 20 €. Dividendo 20 per 80 e moltiplicando per 100, otteniamo un ricarico del 25%.
Per arrivare rapidamente al prezzo partendo da un ricarico già deciso, uso questa formula:
Prezzo di vendita = Costo × (1 + Ricarico / 100)
Con un costo di 80 € e un ricarico del 25%, il calcolo è 80 × 1,25, quindi il prezzo netto sarà 100 €. È un passaggio semplice, ma bisogna prima definire correttamente il costo da utilizzare.
Quale costo inserire nel calcolo
Per una rivendita semplice puoi partire dal prezzo pagato al fornitore, al netto dell’IVA detraibile. In un’attività più strutturata conviene includere anche trasporto, imballaggio, commissioni, lavorazioni e costi direttamente collegati al prodotto.
Se un articolo costa 50 €, ma richiede 4 € di spedizione e 1 € di confezionamento, il costo effettivo non è 50 €, bensì 55 €. Applicare il 30% sul solo prezzo del fornitore porterebbe a un prezzo di 65 €, mentre il calcolo completo richiederebbe 71,50 €.
Ricarico e margine non sono la stessa cosa
Questo è l’errore che incontro più spesso nei fogli di pricing. Ricarico e margine descrivono la stessa differenza economica, ma la rapportano a basi diverse.
| Indicatore | Formula | Base del calcolo | Esempio con costo 80 € e prezzo 100 € |
|---|---|---|---|
| Ricarico | (Prezzo - Costo) / Costo × 100 | Costo di acquisto | 25% |
| Margine | (Prezzo - Costo) / Prezzo × 100 | Prezzo di vendita | 20% |
Con 80 € di costo e 100 € di prezzo, il guadagno lordo è 20 €. Il ricarico mostra che hai aggiunto il 25% sul costo; il margine evidenzia che quei 20 € rappresentano il 20% del prezzo incassato.
La differenza diventa molto più evidente con percentuali elevate. Un ricarico del 100% raddoppia il costo, ma non crea un margine del 100%: con un costo di 50 € e un prezzo di 100 €, il margine è soltanto 50%.
Come convertire margine e ricarico
Se conosci il ricarico e vuoi ottenere il margine equivalente, puoi usare:
Margine = Ricarico / (1 + Ricarico)
La percentuale va espressa in forma decimale. Un ricarico del 40% diventa quindi 0,40 / 1,40, cioè un margine del 28,57%.
Se invece parti da un margine obiettivo, la conversione è:
Ricarico = Margine / (1 - Margine)
Un margine del 30% richiede un ricarico di 0,30 / 0,70, pari a 42,86%. Quando un obiettivo di margine viene tradotto erroneamente in un ricarico identico, il prezzo finale risulta troppo basso.
Come ottenere il prezzo partendo dall’obiettivo
Non sempre si parte dal costo per aggiungere una percentuale. In molti casi si decide prima il margine minimo che l’attività deve conservare, soprattutto quando si devono coprire personale, affitto, software e costi commerciali.
Per calcolare il prezzo partendo da un margine desiderato, la formula è:
Prezzo di vendita = Costo / (1 - Margine desiderato)
Con un costo di 60 € e un margine obiettivo del 30%, il prezzo sarà 60 / 0,70, cioè 85,71 €. Il ricarico equivalente è del 42,86%, non del 30%.
| Costo netto | Obiettivo | Prezzo netto | Risultato |
|---|---|---|---|
| 60 € | Ricarico 30% | 78 € | Margine 23,08% |
| 60 € | Margine 30% | 85,71 € | Ricarico 42,86% |
Io preferisco lavorare con entrambi gli indicatori. Il ricarico è intuitivo per costruire un listino, mentre il margine è più utile per capire quanto ogni vendita contribuisca davvero a sostenere la struttura aziendale.
Quando aggiungere l’IVA
Prima si calcola il prezzo economico al netto dell’IVA, poi si applica l’aliquota prevista. Se il prezzo netto è 100 € e l’aliquota è del 22%, il prezzo al cliente sarà 122 €.
Il procedimento inverso richiede attenzione. Da un prezzo lordo di 122 €, per risalire a 100 € netti non si sottrae il 22%, ma si divide per 1,22. La stessa logica vale per le altre aliquote.
L’IVA non è normalmente un guadagno dell’impresa, ma un’imposta riscossa dal cliente e versata secondo le regole fiscali applicabili. Per questo inserirla nel ricarico falserebbe l’analisi del prezzo.
Esempi pratici di calcolo
Un prodotto acquistato e rivenduto
Un negozio compra un articolo a 120 € e vuole applicare un ricarico del 35%. Il prezzo netto si calcola così:
120 × 1,35 = 162 €
Il guadagno lordo unitario è di 42 €, mentre il margine sul prezzo è 42 / 162, cioè 25,93%. Questo secondo numero è quello da osservare quando si confrontano prodotti con prezzi diversi.
Un servizio con costi variabili
Un consulente sostiene 300 € di costi diretti per un progetto e aggiunge 80 € di strumenti e trasferte. Il costo complessivo è quindi 380 €. Con un ricarico del 50%, il prezzo netto dovrebbe essere 570 €.
Se il professionista considera solo i 300 € iniziali, arriverebbe a 450 € e assorbirebbe senza accorgersene parte dei costi accessori. Il calcolo percentuale funziona solo quando la base di partenza è completa.
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Un prezzo scontato
Un prodotto costa 100 € e viene messo a listino a 150 €, con un ricarico del 50%. Uno sconto promozionale del 10% porta il prezzo effettivo a 135 €.
Il ricarico reale non è più del 50%, ma del 35%. Il margine scende dal 33,33% al 25,93%. Prima di approvare uno sconto, controllo sempre il prezzo netto effettivo e non soltanto la percentuale promozionale.
Come automatizzare il calcolo con Excel
Un foglio di calcolo è sufficiente per monitorare un catalogo, purché le colonne siano organizzate bene. In una struttura essenziale puoi usare il costo netto in A2 e il prezzo di vendita netto in B2.
- Ricarico percentuale in C2: =(B2-A2)/A2
- Margine percentuale in D2: =(B2-A2)/B2
- Prezzo con ricarico obiettivo in E2: =A2*(1+F2)
- Prezzo con margine obiettivo in G2: =A2/(1-F2)
Formatta le celle dei risultati come percentuale e usa due decimali solo quando servono. Per un listino commerciale, un prezzo come 162,00 € può essere arrotondato a 161,90 € o 164,90 €, ma il foglio deve conservare anche il prezzo teorico per misurare l’effetto dell’arrotondamento.
Su un catalogo ampio aggiungerei almeno tre KPI. Il primo è il margine medio ponderato, calcolato dando più peso ai prodotti venduti in quantità maggiori. Gli altri sono il margine dopo gli sconti e il contributo per categoria, che aiuta a capire se una linea vende molto ma rende poco.
Gli errori che riducono davvero il guadagno
Il primo errore è confondere il 30% di ricarico con il 30% di margine. Il secondo consiste nel calcolare sempre sul prezzo di acquisto teorico, ignorando costi logistici, resi, commissioni dei marketplace o costi di pagamento.
Un altro problema nasce dai prezzi promozionali. Se applichi più sconti in sequenza, le percentuali non si sommano semplicemente. Un 20% seguito da un ulteriore 10% produce una riduzione complessiva del 28%, non del 30%, perché il secondo sconto agisce su un prezzo già ridotto.
Bisogna poi separare il margine lordo dal risultato netto. Un prodotto può avere un ricarico del 40% e contribuire poco all’utile se richiede molte ore di assistenza, genera resi frequenti o ha costi di acquisizione elevati.
La mia regola pratica è questa. Calcolo il prezzo con la formula, verifico il margine dopo tutti i costi rilevanti e solo alla fine confronto il risultato con il mercato. Partire dal prezzo dei concorrenti e tentare di far tornare i conti a posteriori porta spesso a vendere molto senza costruire redditività.
Dal numero isolato a un KPI utile per decidere
La percentuale di ricarico diventa davvero utile quando viene osservata nel tempo e collegata ai volumi. Un singolo prodotto con margine alto non compensa necessariamente una categoria che vende poco o immobilizza capitale per mesi.
- Margine per prodotto per individuare gli articoli più redditizi.
- Margine medio ponderato per riflettere le quantità realmente vendute.
- Ricarico medio per categoria per confrontare linee di prodotto omogenee.
- Margine dopo sconti e resi per misurare la redditività effettiva.
- Rotazione del magazzino per capire se un buon margine viene ottenuto a costo di scorte troppo lente.
Se il margine scende per tre periodi consecutivi, non aumenterei automaticamente tutti i prezzi. Prima controllerei mix di vendita, sconti, costi unitari e prodotti più esposti alla concorrenza. A volte la soluzione è rivedere l’assortimento o negoziare il costo di acquisto, non applicare un ricarico uniforme.
La verifica finale prima di pubblicare un prezzo
Un calcolo corretto parte da un costo completo, usa la distinzione giusta tra ricarico e margine e tratta l’IVA separatamente. Dopo aver ottenuto il prezzo, verifica anche sconti, commissioni, costi di servizio e sostenibilità rispetto al posizionamento commerciale.
Per una decisione affidabile, conserva nel foglio sia il prezzo teorico sia quello effettivamente applicato. In questo modo puoi misurare quanto ogni scelta modifica il margine e trasformare una semplice percentuale in un KPI utile per il pricing e per il controllo della redditività.
